Identity in Process

The exhibition took place at Spazio Lazzari a contemporary art gallery based in Treviso,Italy.

The artists exhibitors: Alice Mestriner Ahad Moslemi Toni Benetton

Mestriner-Moslemi-targa-cop-AFFICHE-LAZZARI.jpg

 

Alice Mestriner e Ahad Moslemi presentano un nuovo progetto. Un dialogo tra la loro ricerca:

 

HAST O NIST | e | IL GAPE DELLA CREAZIONE

"Hast o Nist" -"Is. Is not"-, -''E'. E' non''- traducendo letteralmente: Ahad rompe il silenzio durante una conversazione con Alice. Il discorso inizia con alcune parole fluttuanti nell'aria. Parole che con il farsi della conversazione passarono da uno stato aereo a una monumentalità scultorea. Parole come sculture di marmo bianco. Alice risponde in maniera spontanea e quasi logica: "Hast o Nost è :l'azione di un incontro...un fluido divenire degli stati di cose''. Con queste parole mette al mondo la sua sinuosa scultura. Il dialogo inizia così e la risposta alla domanda sembra essere già scritta qui. Le identità non si creano in modo diretto . Esse hanno a che fare con le rappresentazioni visive di concetti che fanno appello ad un piano sensibile apparentemente comune ma il quale a sua volta entra in un processo di traduzione individuale, ''il Gape della creazione'', che è lo spazio tra, lo spazio della interpretazioni e delle traduzioni, è ciò che le tiene in vita e dentro ad un processo infinito. Io penso ad una cosa, forse mi sobbalzano alla mente queste idee perché sono statunitense o forse perché  sbaglio e basta ma, il veloce fluire del contemporaneo porta con se delle forti conseguenze e genera grandi illusioni e mal comprensioni. E' andato perduto il vero e il nostro visionare la realtà per quello che è davvero e senza vederla attraverso gli occhi degli altri o attraverso continui atti di credenza alle statiche e false definizioni. Le immagini di ''Identity in process'' parlano apertamente e francamente del contemporaneo perché lo rispettano in totale onestà e rispecchiano il suo vero mimetismo, Ahad in un modo ed Alice in un altro, in entrambe le personalità si manifesta una dura e decisa delicatezza. -Che frase paradossale : decisamente attuale- ma la decisione dei segni grafici appartenenti a ''Identity in process'' è di grande presenza. Una decisione ed intensità che porta con sé tanta raffinatezza. I contorni sfumati e mossi lo sono e non aspettano altro che accavallarsi e fondersi, formandosi all'interno della struttura compositiva. Una vibrazione ed un dinamismo in evidente relazione di causa-effetto. I paradossi e i contrasti della contemporaneità emergono in totale onestà, talvolta troppo veri e troppo vicini al fruitore per arrivare ad accettarli. Da sempre l'informe ci inquieta e tentiamo di definire le cose sotto l'illusione di  ''definizioni impossibili'' un processo di fissazione delle cose per tranquillizzarci dal processo evolutivo entro il quale il tutto rientra ed è conseguenza di determinati stimoli e reazioni. I ''ritratti impossibili''di Ahad, come amo definirli, sono tanto impossibili quanto estremamente reali.  C'è ed esiste un'oggettualità del corpo sul quale il processo di sviluppo della realtà di attua con delle pennellate precise ed espressive che ci portano a definire la psicologia ed il passato del soggetto dipinto ma, non dimentica mai l'attinenza al vero. Ciò significa parlare dei processi, mostrare che non c'è nulla di definito tanto meno la nostra identità che è conseguenza degli eventi incontrati sul nostro cammino. L'identità è in divenire non ha mai un volto definito, potrebbe essere definito sono in un istante che è già passato e l'identità cessa con la fine degli incontri e  del relazionarsi con il mondo: la morte dell'identità. La morte, la fine dei riflessi del tempo su noi. Probabilmente gli unici ritratti mimetici ancora possibili sono immagini di: persone, animali ''oggetti'' morti, in quanto la naturale ed automatica reazione agli eventi non è più possibile. L'impatto è ancora più intenso se attraverso il media della fotografia, - rappresentante del mimetismo per eccellenza viene a tradirci, deludendo le nostre aspettative sui risultati abituali. L'atteggiamento di credenza viene totalmente a cadere. Alice ci mette davanti a ciò che siamo ovvero degli esseri informi alla costante e spasmodica ricercare della nostra identità, senza la perdita dell'io-adesso, non accettando il nostro divenire. Queste figure informi sono quanto di più prossimo alla nostra realtà, quanto di più mimetico possa offrirci il contemporaneo. Informi, reali, sincere e sinfoniche. Rappresentano la mis ensamble. La mancanza di limiti precisi è il riflesso della relatività del tempo, o di un tempo che, se difficilmente si accetta come relativo è in ogni modo cambiato. Lo sviluppo del tempo su di una linea cronologia è impossibile ed inattuale, come già largamente accattato. Per lungo tempo è stata un'illusione linguistica da noi creata per cercare di dare un ordine. Il tempo non è mai stato cronologico ma simultaneo, gli eventi accadono simultaneamente e stanno a testimoniare una concezione del tempo altrettanto simultanea. Il movimento, il mutare dell'insieme e del nostro corpo emergono in maniera decisamente chiara ed incisiva nelle immagini di Alice. La rappresentazione del movimento e dunque della via su di un immagine non potrà mai diventare passato o essere giudicata vera o falsa, è sempre mimetica perché in costante creazione di sé stessa, cosa che viene fatto inoltre dal nostro sguardo su di esse e dalle nostre traduzioni, interpretazioni linguistiche che le definiscono a sua volta. Un dialogo sulla nuova mimesi: un'identità, una definizione in costante processo.

a9.jpg

No Identity

Ahad Moslemi, Acrylic on Canvas, 2017

IMG_9203.JPG

Identity in process

Alice Mestriner, Photo, 2017

A.jpg

Identity in process

Alice Mestriner, Photo, 2017

a2.jpg

No identity

Ahad Moslemi, Acrylic on wood, 2017

Photo Gallery